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L'Oncologo


 

Chi è il medico Oncologo, storia dell’Oncologia, formazione e società scientifiche in Oncologia

20 Ottobre 2016

L’Oncologo è il medico che si occupa, dal punto di vista clinico e della ricerca, della terapia dei tumori. Dato l’orientamento specialistico della disciplina l’Oncologo si occupa di diagnosi e terapia delle malattie neoplastiche sia in giovani e adulti, che in bambini e ragazzi; mediante un approccio multidisciplinare con chirurghi, ematolgi, pediatri esperti di oncologia. Gli oncologi si impegnano principalmente nella cura e nella gestione terapeutica dei tumori, la quale prevede l’instaurazione di un rapporto multidisciplinare tra medici di diverse specializzazioni. Questa prossimità di competenze è necessaria per coordinare i diversi tipi di trattamento ad oggi disponibili, tra cui: chirurgia oncologica, chemioterapia farmacologica, radioterapia, terapia biologica.

Storia dell’Oncologia

Si ricorda che le informazioni fornite in queste pagine non costituiscono una sostituzione o una contraddizione al colloquio con il proprio medico curante; costituiscono esclusivamente informazioni circa: la storia, l’organizzazione e la nomenclatura di elementi e fatti medico scientifici.
Il termine oncologia deriva dal greco: óncos, massa e logos, studio. Il tumore (da tumor, gonfiore) o neoplasia (dal greco nèos, nuovo e plásis, formazione) è la conseguenza macroscopica di una malattia della cellula dovuta ad una pacchetto di errori e mutazioni la cui sommatoria porta ad un malfunzionamento del ciclo cellulare, dell’insieme di passaggi che determinano la proliferazione cellulare e dell’insieme di passaggi che determinano la differenziazione cellulare. Il tutto porta a ciò che clinicamente viene chiamato tumore, ovvero una massa di cellule con problemi nell’apparato proliferativo e differenziativo. Queste cellule, strutturalmente sono in grado di crescere a scapito delle viciniori ed in grado di migrare in zone diverse da quelle di partenza, mentre funzionalmente sono in grado di produrre fattori (infiammatori, endocrini, paracrini e autocrini) tali da determinare manifestazioni cliniche sistemiche a distanza dalla sede della neoplasia. Per quanto riguarda la distinzione tra benigno e maligno: per benigno si intende un tumore che si autolimita, formato prevalentemente da cellule ben differenziate, mentre per maligno si intende un tumore che non si autolimita, formato da cellule con diversi gradi di sdifferenziazione. Per quanto riguarda la nomenclatura: i tumori che derivano dai tessuti epiteliali (tessuti con cellule vicine tra loro) si chiamano carcinomi; i tumori che derivano dagli epiteli ghiandolari si chiamano adenocarcinomi; i tumori che derivano dai tessuti molli e ossa si chiamano sarcomi; i tumori benigni prendono in genere il suffisso –oma, anche se non tutti i tumori con suffisso –oma sono benigni (glioma, melanoma, linfoma e anche altri). Le più antiche descrizioni di tumori risalgono all’Egitto antico, nel Papiro di Kahun e nel Papiro di Ebers è descritto il cancro dell’utero, sono inoltre riportate informazioni cliniche di questi pazienti. Altre informazioni giungono sia da Ippocrate che da Galeno, i quali fondandosi sulla teoria dei quattro umori cercarono, mediante la stessa, di dare una spiegazione eziologica di queste malattie. Queste teorie rimasero abbastanza simili nel corso del Medioevo e si dovette attendere il Rinascimento per criticarle e metterle in discussione. Gli studi di chirurgia dell’epoca e le opere di Paracelso, Vesalio e Cartesio ponevano fine alla teoria degli umori e cominciavano a spostarsi su un piano anatomo-fisiologico; in questo periodo già si intuiva che rimuovendo un tumore in modo completo, cioè senza lasciarne piccole parti, si sarebbero visti vantaggi per il paziente. L’introduzione di un nuovo Metodo Scientifico da parte di Galileo rappresentò l’anticamera dell’Illuminismo, infatti nel ‘700 la Rivoluzione fu globale sociale e scientifica. Iniziava a comprendersi come fattori esterni al corpo potessero essere causa del cancro, grazie a P. Pott e a S.T. Sommering, i quali identificarono come fattori di rischio rispettivamente la fuliggine per il tumore allo scroto e il fumo di pipa per il tumore alle labbra. G.B. Morgagni e F.M. Bichat cominciavano a comprendere la storia clinica dei tumori: come da una piccola zona locale questi, se non asportati in tempo, potessero diffondersi nelle zone lontane dalla sede di partenza. Nel ‘800 R. Virchow scopriva l’esistenza di differenze istologiche e cellulari tra i campioni di tessuti sani e neoplastici. Grazie anche ai precedenti illuministici, in pieno ‘800, nasce la scienza sperimentale e con essa anche la medicina e l’oncologia diventano tali. Lo sperimentalismo prevede di valutare teorie eziologiche diverse secondo criteri di causalità. Vengono scoperte nuove “cause esterne” che portano alla formazione dei tumori, tra queste P. Rous scopriva che alcuni agenti submicroscopici (oggi chiamati virus) sono in grado di causare alcuni tipi di tumore. Questo nuovo metodo scientifico vedeva l’oncogenesi come la persistente rottura di un equilibrio tra fattori protettivi e fattori promuoventi; ciò vuol dire che nelle cellule sono fisiologicamente presenti entrambi i fattori ma si trovano in un equilibrio che non favorisce l’oncogenesiAl giorno d’oggi sappiamo che il cancro ha diversi fattori di rischio, che possono essere esterni, o modificabili, interni, o non modificabili. Tra i fattori esterni si annoverano i fattori ambientali come l’inquinamento, la fuliggine (come descritto da P. Pott), il fumo, le radiazioni, ma anche elementi come alcuni tipi di virus (un esempio nell’uomo è il papilloma virus o HPV). Oltre ai fattori di rischio esterni esistono anche i fattori di rischio interni, tra questi ci sono i geni e le mutazioni ereditarie o sporadicheNel ‘900 ci furono numerosi vantaggi oltre che nella scoperta delle cause, anche nella terapia dei tumori. Fino ad allora la maggior parte delle scoperte in campo terapeutico erano date dalla chirurgia, la quale permette di rimuovere ciò che è macroscopico. All’inizio del ‘900 si scopri che alcune sostanze potevano inibire, danneggiare o distruggere gli agenti eziologici di alcune malattie infettive. Si iniziò a ricercare sostanze con funzioni simili anche per distruggere le cellule tumorali. Nasceva così la chemioterapia, il cui termine generale deve essere distinto tra antimicrobica e antineoplastica. Dalla seconda metà nel ‘900, con la scoperta della struttura del DNA e le scoperte esponenziali circa geni, molecole, sistema immunitario e l’invenzione di macchinari in grado di esplorare l’interno del corpo senza aprirlo (Rx, eco, TAC, RMN) l’approccio preventivo, diagnostico precoce e terapeutico è profondamente cambiato rispetto al passato. Oggi viviamo nell’epoca della medicina basata sull’evidenza, ciò prevede che i passaggi diagnostici consistenti in gradazione e stadiazione del tumore e i passaggi terapeutici consistenti in chirurgia, radioterapia, chemioterpia e terapia biologica, siano universalmente approvati in tutto il mondo per garantire quello che, secondo il metodo scientifico, è il maggior livello di conoscenza possibile. 

Formazione e società scientifiche in Oncologia

Per ottenere il titolo di medico chirurgo specialista in Oncologia, in Italia è previsto il conseguimento della Laurea in Medicina e Chirurgia, della durata di 6 anni, e la Specializzazione in Oncologia della durata di 4 anni. Discipline afferenti all’Oncologia sono: l’Ematologia, la Radiodiagnostica, la Radioterapia, la Chirurgia Generale, la Ginecologia, l’Urologia. Le principali società scientifiche di riferimento in Oncologia sono: in Italia la Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e la Società Italiana di Chirurgia Oncologica (SICO), in Europa la European Society for Medical Oncology (ESMO) e la European School of Oncology (ESO) e in America la American Society of Clinical Oncology (ASCO) e la American Association for Cancer Research (AACR).

Dr. Francesco Tafuri - Medico Chirurgo

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